Con la sconfitta subita dai Galli Senoni nella battaglia di Sentinum (Sassoferrato) nel 295 a.C, ebbe inizio la colonizzazione romana della zona medio-adriatica e la divisione delle terre ai veterani. A Fano era probabilmente già presente un aggregato spontaneo in età protostorica alla confluenza della valle del fiume Metauro con quella del torrente Arzilla. Non si conosce l’anno di fondazione della città di Fano a differenza delle vicine Sena Gallica (Senigallia, 288 a.C.), Ariminum (Rimini, 268 a.C.) e Pisaurum (Pesaro, 184 a.C.) ma il primo scritto in cui compare Fanum Fortunae è databile al 49 a.C. durante l’occupazione di Cesare (Giulio Cesare – De Bello Civili) nome che rimanda al Tempio della Fortuna eretto a testimonianza della battaglia del Metauro in cui le legioni romane sconfissero l’esercito cartaginese di Annibale. Il culmine della presenza romana si ebbe durante il periodo imperiale Augusteo in cui l’imperatore Cesare Ottaviano Augusto dotò l’insediamento di una cinta muraria oggi ancora in gran parte esistente, elevandolo allo stato di colonia (Colonia Julia Fanestri).
LE MURA
Volute dall’imperatore Augusto nel grandioso progetto di monumentalizzazione della città e completate nel 9 d.C., le mura si conservano ancora oggi per circa i due terzi del circuito originario. La cinta si dirige a nord-ovest dalla porta di Augusto fino a raggiungere la quattrocentesca Rocca Malatestiana. Circa a metà delle mura romane si apre una porta minore di accesso alla città detta porta della Mandria.
ARCO D’AUGUSTO
L’arco d’Augusto, da sempre simbolo della città di Fano, fu in epoca romana la principale porta d’accesso alla città. È presumibile che nella Fanum Fortunae esistessero almeno altre due porte: una posta a sud e l’altra, prossima al mare, all’estremità est del decumano massimo. Costruito sul punto in cui la via Flaminia s’innesta nel decumano massimo della città, il monumento si data, tramite l’iscrizione del fregio, al 9 d.C. L’arco si articola in due fornici laterali minori e un fornice centrale maggiore: la chiave di volta di quest’ultimo è decorata con una rappresentazione, che oggi è di difficile lettura. Il corpo base, ancora ben conservato, sosteneva in alto una seconda struttura, ormai andata perduta, che ne costituiva l’attico formato da un porticato in cui si aprivano sette finestre arcuate separate da otto semicolonne. Da notare che, nonostante il nome con cui è conosciuto, tecnicamente non si tratta di un “Arco”, ma di una ” Porta”.
CARDO E DECUMANO – FLAMINIA
Nella pianta attuale della città di Fano sono ancora evidenti il decumanus maximus (attuale via Arco d’Augusto), prosecuzione urbana della Strada Consolare Flaminia, ed il cardus maximus ad esso perpendicolare, rintracciabile in parte tra l’attuale Corso Matteotti e la parallela via Nolfi. All’incontro di questi assi stradali si troverebbe il foro. Ai due assi stradali principali si affiancano, a distanze regolari, decumani e cardini minori.
